Il caso
Odissea per i trasporti per un adolescente che da un istituto alberghiero a un altro per motivi di bullismo
La richiesta di servizio per il trasporto di un ragazzo disabile che vive a Verona e frequenta una scuola della provincia non va a buon fine. Ma dall’Ulss9 Scaligera fanno chiarezza sui parametri adottati e le normative in vigore. Francesco, il nome è di fantasia, è un adolescente che, l’anno scorso, è stato trasferito dalla famiglia da un istituto alberghiero a un altro per motivi di bullismo.
La storia del ragazzino
Dallo scorso marzo fino alla fine del precedente anno scolastico i genitori si sono arrangiati, confidando poi nella traslazione del servizio di trasporto per ottenere un pulmino che potesse accompagnare a scuola il giovane, affetto da un grave ritardo mentale, nel nuovo plesso scelto, sul Garda.
Prima Francesco frequentava un istituto della Bassa ma, avendo subito episodi di bullismo, è stato trasferito. «Ora va a scuola sereno», dice la madre. «Dall’Ullss9, che gestisce il servizio, hanno fatto presente che potremmo ottenere il trasporto solo se frequentasse un istituto scolastico in città, ma non abbiamo trovato posto e comunque, scegliendo altre destinazioni rischierebbe una regressione, mentre finalmente sta iniziando a leggere e scrivere. Ci viene riconosciuto un contributo economico anche se ovviamente il viaggio sarà doppio visto che, una volta accompagnato a scuola, torneremo in città per poi andare a riprenderlo. Ci dispiace non poter essere supportati con il pulmino, ma evidentemente non ci sono alternative».
In passato era accompagnato perché altre persone usufruivano dello stesso servizio. Ora il trasporto dovrebbe essere dedicato a lui soltanto. Conclude la mamma: «Abbiamo più di un figlio e per altri non faremmo probabilmente lo stesso sacrificio, ma nel suo caso il benessere scolastico è fondamentale».
La questione normativa
Da quando, nel 2018, le Province sono state smantellate, la gestione del servizio è passata nelle mani dell’Ulss9 che fa riferimento a due norme, una regionale del 2018, e una locale del 2022. «Abbiamo ereditato la delega per gestire il servizio da quando vi è stato il riordino delle province», spiega Luisa Andreetta, direttore della Uoc disabilità e Non Autosufficienza dei distretti 1, 2 e 3 del territorio. Andreetta, inoltre, fa parte della commissione che valuta le domande. «Verifichiamo i requisiti di accesso, la correttezza delle domande caricate sul portale, l’esistenza dello stato di invalidità, l’impossibilità di raggiungere il plesso scolastico in autonomia e così via», spiega.
«In caso di compresenza sul territorio di residenza di una stessa scuola, il servizio non è garantito, mentre si valuta il contributo economico. I servizi di integrazione scolastica contattano infatti le famiglie e le supportano nell’individuazione del plesso, anche nell’ottica di garantire continuità negli istituti del territorio dedicati poi all’età adulta. Se arriva più di una richiesta sullo stesso tragitto si va incontro alle famiglie, altrimenti non possiamo che ottimizzare le risorse, per dare risposta al maggior numero di persone».
Rispetto ad altre province, Verona è sempre stata piuttosto generosa nel garantire il servizio e dall’Ulss9 garantiscono che tale «storicità di investimento» è stata mantenuta. Conclude Andreetta: «Prestiamo servizio di trasporto a 150 minori ogni anno e garantiamo contributi economici a circa un’altra 50ina di famiglie. Prima le province siglavano delle convenzioni con il Comune, ma dal 2018 le cose sono cambiate e il Comune gestisce il servizio solo per gli iscritti alle scuole dell’obbligo».
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